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LA NUOVA SARDEGNA - Economia: Il cantiere Abbate punta sull’Ogliastra
28.02.2008
La struttura di Arbatax diventerà lo stabilimento principale della società
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DALL’INVIATO ANTONELLO SECHI ARBATAX. «Dove andranno queste barche? A Napoli, dove saranno esposte al Nautic Sub. Ma noi vendiamo in tutta Europa e nel Medio Oriente, in particolare a Dubai. Negli Usa? No, il sedere degli americani è diverso dal nostro. Troppo grande, un americano ricco non pesa meno di 100 chili, bisognerebbe riprogettare tutto. E poi i dollari oggi valgono poco, non ha senso andare a vendere lì». Marco Abbate, 29 anni, ha lo stesso spirito pratico e sbrigativo del papà Bruno, uno che andava velocissimo quando da giovane vinceva i campionati continentali, mediterranei e italiani offshore, e che va veloce anche adesso, a 57 anni. Sfidando se stesso e le logiche imprenditoriali, lui, campione comasco, erede di uno dei marchi più noti della nautica di lusso, si è messo a costruire barche super veloci in Sardegna, che sarà anche circondata dal mare ma non ha cultura marinara e - perché non ammetterlo - ha anche poca cultura industriale. Bruno e Marco Abbate, padre e figlio, sono uno a fianco all’altro. Per loro è un giorno particolare, oggi 27 febbraio 2008. E lo è, forse, anche per l’Ogliastra, anche se mancano le fanfare che di solito accompagnano queste occasioni. Il polo nautico che deve coprire il vuoto industriale lasciato dall’ex cartiera non c’è ancora ma da oggi non è più solo un pio desiderio. Le prime due barche sono già in mare. È mezzogiorno quando la gru del Consorzio industriale di Tortolì-Arbatax deposita sull’acqua del porto, uno dopo l’altro, due siluri con lo scafo blu notte e la parte superiore candida, il corrimano, le rifiniture e l’ancora in un acciaio inossidabile lucidi come uno specchio, e una linea da Formula Uno. Sono i primi due Primatist, un “G41 Aerotop Evolution” da dodici metri e un G46 da quindici, questo con firma Pininfarina, prodotti dal nuovo stabilimento ogliastrino che gli Abbate hanno fatto disegnare da Willem Brouwer, lo stesso progettista dell’aeroporto Costa Smeralda. Per averli, i loro acquirenti, di cui ovviamente nessuno rivela il nome, hanno sborsato 550mila e 740mila euro. Entro la prossima estate, le barche prodotte dalla “Arbatax Cantieri Nautici” saranno una dozzina, e diventeranno 80 all’anno dal 2010, con un fatturato complessivo di 45 milioni. Il fatto sorprendente, inaudito se si pensa ai Contratti d’area e simili, ai miliardi buttati in capannoni da cui non è mai uscito uno spillo, è che un anno e mezzo fa al posto del cantiere Primatist c’era solo una landa di sterparglie. E il cantiere - assicura Bruno Abbate - «sarà uno dei cinque più belli al mondo», Niente discorsi e celebrazioni, né madrine. Solo un brindisi e un rinfresco. I politici sono pochi, con loro non c’è un gran feeling. Anzi. Ma Bruno e Marco Abbate non si tirano indietro quando si chiede loro di spiegare quest’avventura che il più giovane dei due paragona alla «scalata del K2». È stata ed è dura, conferma Bruno Abbate, che dovendo tornare indietro non lo rifarebbe e non darebbe più retta a Franco Ammendola, l’ex presidente del Consorzio industriale che l’ha convinto a sbarcare ad Arbatax. Ma «questo è un posto meraviglioso», ammette l’ex campione di offshore, e adesso per la Primatist è lo “Stabilimento” numero uno, quello con la maiuscola, destinato a un ruolo più importante di quello storico di Grandola e Uniti, sul lago di Como, che comunque resterà operativo. Bruno Abbate parla nel suo ufficio. Dalla vetrata, la vista gode del nascente giardino di palme e ulivi e di un laghetto, ancora senza acqua, nel quale si specchieranno i vetri della parte direzionale. Confinano con la strada e sono a disposizione di chiunque passi, la recinzione dello stabilmento è più indietro. C’è anche la piazzola per gli elicotteri dei ricchi clienti che vorranno vedere in cantiere i progressi delle loro ordinazioni. «Perché ho scelto Arbatax? Non è stato per i contributi - racconta l’imprenditore - Ringrazio per quelli che abbiamo avuto, ma abbiamo investito molto del nostro. Avevamo bisogno di spazi che sul lago di Como era impossibile ottenere. Certo, sarebbe stata più comoda la Liguria, ma la Sardegna è diventata la mia prima casa. Nel 1978 sono arrivato a Baia Caddinas, Golfo Aranci, poi ho scoperto Poltu Quatu e me ne sono innamorato. Prima ho visionato Cagliari e Siniscola, poi Ammendola mi ha parlato di Arbatax, mi hanno detto che c’erano porto e aeroporto, mi hanno promesso strade e infrastrutture. Un po’ ci sono cascato ed eccoci qua, anche se qualcuno nel 2004 ci ha scritto contro». Gli Abbate, padre e figlio, sono orgogliosi del nuovo stabilimento, costato intorno ai 17 milioni di euro, coperti per il 40 per cento con un contributo a fondo perduto e per il resto con mutui e mezzi propri. «È una struttura bellissima - sorride Bruno -, abbiamo acquistato un’area di 45mila metri, il doppio di quanto ci serviva, e ne abbiamo destinati 15mila al verde». All’interno del capannone prendono forma altre barche che la prossima estate sfrecceranno tra Porto Cervo e altre località ad alta concentrazione di Vip. Sono modelli G41 e G46. «Ma da maggio arriveranno anche i 53 piedi e l’anno prossimo i 62 piedi», bolidi con allestimenti da salotto che superano i venti metri. Il mercato delle imbarcazioni di lusso è in continua crescita, anche se la crisi dell’economia mondiale un po’ preoccupa, e la Primatist - spiega Abbate - vuole essere «fortissima tra i 12 e i 22 metri». Le barche prendono forma dalle mani di una cinquantina di tecnici, guidati da un ingegnere milanese, Gianfranco Zanoni, e da Paolo Pintus, 31 anni, responsabile dell’area tecnica. L’ingegnere navale iglesiente è uno dei pochi sardi. Nello stabilimento sono meno di dieci e Abbate, tra questi, ci mette anche Luca Galaffu, l’altro ingegnere che ha diretto la costruzione, cresciuta a tempo di record. «Sono contentissimo di loro - prosegue l’imprenditore - ma ora servono operai qualificati e non li troviamo. Siamo costretti a farli venire da Grandola oppure dobbiamo rivolgersi a terzisti, imprese romagnole o siciliane. Vogliono il polo nautico? Non servono chiacchiere, ma corsi di formazione specifici». Sembra di sentire Renzo Bianchi, il presidente dell’Intermare Sarda, che costruisce piattaforme petrolifere offshore a pochi metri di distanza. «Ci stiamo scontrando con una realtà priva di cultura nautica - prosegue Marco Abbate - Nel nostro settore servono gli operai qualificati, la qualità del prodotto è l’elemento decisivo. È inutile che si facciano corsi per insegnare l’inglese, lo spagnolo o la teoria. Per noi è fondamentale l’esperienza. Se uno ha voglia di imparare a lavorare servono da uno a due anni di pratica. Oltre agli ingegneri, ai disegnatori e ai commerciali, nella nautica ci sono sette professioni essenziali: resinatori, assemblatori, carrozzieri, allestitori, meccanici, elettricisti e marinai. E qui non li troviamo». Bruno e Marco Abbate dedicano all’argomento anche gran parte del comunicato ufficiale sul varo dei primi due Primatist fabbricati ad Arbatax. «Le mille promesse riguardo ai corsi di formazione - si legge - si sono rivelate una chimera, così siamo stati costretti ad avvalerci di forza lavoro continentale ed extra europea». Bruno Abbate spiega perciò che ha deciso di andare nelle scuole di Tortolì a cercare 16-17enni. «Stiamo parlando con i professori - chiarisce - Dateci i ragazzi, ce li formiamo noi». L’ex campione di offshore, che dice di gradire poco la tassa sul lusso per le imbarcazioni, non ha timore della politica, alla quale evidentemente deve poco: «Ci sono figure importanti che non sono nemmeno venute a vedere la fabbrica, a chiederci che cosa facciamo. Si avvicinano solo per le raccomandazioni ma noi i raccomandati li escludiamo a priori». Voglia di rottura? No, di attenzione, «di coccole - conclude Abbate senior - Questo stabilmento c’è e vogliamo farlo funzionare».

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