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L'UNIONE SARDA - Politica: Legge approvata dopo la rissa
25.05.2012
Sì alla norma che riordina le Province dopo il referendum. Contrari i Riformatori Battibecco e contatto fisico tra Stochino e Maninchedda Sì alla legge dopo la rissa. Il teatro del parapiglia tra Angelo Stochino (Pdl) e Paolo Maninchedda (Psd'Az) non è stato un molo portuale ma il Consiglio regionale dove, poco prima della mezzanotte, è passata la leggina che dà il via riordino degli enti locali dopo il referendum che il 6 maggio ha abrogato le Province. Da oggi in commissione si discuterà della riforma che guarda principalmente a un nuovo assetto con i Comuni protagonisti, sia in forma singola che associata. Il contatto fisico tra i due consiglieri (che non tutti in Aula hanno visto e che i diretti interessati si affrettano a ridimensionare) è avvenuto verso le 21,30. Nessuno però smentisce: del resto, la seduta è stata sospesa proprio a causa delle urla provenienti dalla stanza dove lo scontro è avvenuto. L'EPISODIO Il parapiglia tra Stochino e Maninchedda si è consumato nella saletta fumatori del Consiglio regionale. Una battuta di Maninchedda («io non ti interrompo anche quando, qualche volta, sento fesserie») durante l'intervento in cui esponeva l'idea di una gestione transitoria affidata ai sindaci dei territori, ha fatto innervosire Stochino più del dovuto. Il consigliere regionale ogliastrino sarebbe entrato nella sala fumatori apostrofando il collega sardista, che avrebbe obiettato sui toni: «Mi stai minacciando?». La reazione di Stochino sarebbe stata uno strattone, e sempre con uno strattone avrebbe risposto Maninchedda. I due "onorevoli", finiti entrambi sul pavimento, si sarebbero avvinghiati come due lottatori. A separarli, dopo qualche tira e molla, è stato un altro consigliere regionale, il villacidrese Sisinnio Piras del Pdl, che discuteva a breve distanza con l'assessore all'Agricoltura Oscar Cherchi. Anche Cherchi sarebbe intervenuto per far terminare la lite. Piras ha dovuto fare sfoggio di tutta la sua forza per riportare i due a più miti consigli, rimettendoci un paio di occhiali da vista. Anche quelli di Maninchedda - che per motivi personali si è poi allontanato dal Consiglio - sarebbero andati in frantumi, ma la circostanza non viene confermata dall'interessato. I due litiganti, afferma con tono da fratello maggiore Giorgio Oppi, assessore all'Ambiente, che poco prima del parapiglia stava parlando proprio con Maninchedda, alla fine «si sono stretti la mano». Quindi chiude la brutta parentesi con un ecumenico «non è successo niente». Maninchedda non commenta, se non per ammettere di essersi difeso dopo uno spintone, ma fuori microfono ripete senza saperlo quel che invece dichiara Stochino: «Siamo amici, diciamo che la tensione, a volte, gioca brutti scherzi». IL DIBATTITO Le scelte di ieri, in realtà, erano difficili. In ballo c'era la gestione della fase transitoria dopo il referendum che ha abrogato le Province. Tutte le forze in Consiglio, dal Pdl al Pd, dall'Udc a Sel, dal Psd'Az all'Idv, hanno approvato la norma che prevede: l'approvazione della legge di riforma entro il 31 ottobre. Entro il 31 dicembre l'attuazione del procedimento di riforma, assicurando la consultazione delle popolazioni. In attesa del riordino e della sua applicazione per realizzare il nuovo assetto, la gestione in via provvisoria e fino al 28 febbraio avverrà con gli organi delle Province, cioè Consiglio e Giunta, per l'ordinaria amministrazione e per la ricognizione dei beni e del personale «ai fini del successivo trasferimento». Sia chiaro: le otto Province saranno soppresse subito, alla promulgazione del referendum. Le mani si sono alzate quando mancava un quarto d'ora a mezzanotte: 56 sì, 6 contrari e 2 astenuti. IL DISTINGUO DEI RIFORMATORI Hanno votato contro i Riformatori. Come ha confermato Pierpaolo Vargiu, il partito di Massimo Fantola voleva l'approvazione entro il 30 settembre del nuovo assetto degli enti locali senza le Province. I Riformatori contestano che la transizione sia affidata agli organi provinciali: avrebbero visto meglio, a detta di Michele Cossa, «un'assemblea dei sindaci del territorio con al suo interno un cda di cinque elementi». Piuttosto «ci preoccupa il tenore di alcuni interventi che rivela l'esistenza in Aula di molte riserve mentali», conclude Cossa: «Vigileremo». PD E SEL CONTRO LA GIUNTA Dai seggi del centrosinistra bordate contro la Giunta: «È da parte del presidente Cappellacci che aspettavamo una proposta, ma non l'abbiamo sentita perché non c'era», ha affermato Giampaolo Diana, capogruppo del Pd. Ancora: «Il presidente della Regione promulghi l'esito dei referendum e poi si dimetta». A sostenerlo in una nota è l'esponente di Sel e capogruppo del Misto Luciano Uras. «Se avesse voluto, Cappellacci poteva, da giorni, promulgare il decreto. Aveva forse paura di perdere il posto di presidente in base all'articolo 126 della Costituzione?».

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