OLBIA. Una vita nel San Raffaele, sempre al fianco di don Verzè. Erano insieme anche il giorno in cui sbarcarono in Gallura per la prima volta, con alcuni progetti sotto il braccio e una grandissima idea da proporre all’allora sindaco Gian Piero Scanu: realizzare a Olbia un ospedale d’eccellenza che potesse offrire, insieme alla ricerca, sanità di altissimo livello.
C’è voluto quasi un quarto di secolo perché si potesse arrivare al completamento del gigante in cemento armato a sud della città, ma il motore sempre acceso di questa crescita, Mario Cal, il giorno dell’apertura non ci sarà.
Lui che, prima col prete manager e negli ultimi anni da solo, aveva preso l’areo da Milano a Olbia un numero infinito di volte. Per trattare con gli amministratori a tutti i livelli, per incontrare i vertici della Asl, per chiedere più posti letto alla Regione, per trovare accordi e anche per smorzare le polemiche.
Almeno una volta ogni due settimane, negli ultimi tempi, Mario Cal sbarcava a Olbia e si precipitava al San Raffaele, perché ormai i lavori sono quasi conclusi (a parte pochi dettagli, manca soltanto la centrale energetica). E proprio Cal, dopo il recente voto favorevole in consiglio regionale, aveva espresso tutta la sua soddisfazione annunciando che le porte si sarebbero finalmente spalancate molto presto.
Antonello Liori, assessore regionale della Sanità, lo ha incontrato tantissime volte. «L’ultima risale a due mesi fa, a Cagliari, ma ci siamo sentiti anche di recente: considerato che ora serve un ulteriore passaggio in giunta, Cal mi chiedeva di dare un’accelerata, come era sua consuetudine. Ma sempre in modo garbato. Tra noi c’è stato un rapporto di grande correttezza e complementarietà. La disponibilità di Cal di fronte alle nostre richieste, non è mai mancata. Sono profondamente dispiaciuto per quanto è accaduto: il vice presidente della fondazione era un uomo perbene e amava molto il suo lavoro. Ma di lui non dimenticherò anche la gentilezza: quando arrivava nel mio assessorato, non andava mai via senza aver prima stretto la mano a tutto lo staff».
Il sindaco Gianni Giovannelli, ricorda «la sua iperattività, il suo impegno a 360 gradi per il San Raffaele olbiese e i numerosi incontri. Un mese fa, quando ci siamo visti, Cal era contento. L’ospedale stava per aprire e la sua missione era dunque quasi compiuta. Sono fortemente addolorato.»
Ma era stato Gian Piero Scanu, senatore Pd, a conoscere per primo (da sindaco) don Luigi Verzè e quindi il suo inseparabile collaboratore Mario Cal. «Ci teneva, Cal, a definirsi tale e a lui davano fastidio gli adulatori di turno che esaltavano il suo operato in assenza del prete manager. Uomo onesto ed equilibrato, da poco mi aveva detto: “Il San Raffaele di Olbia ha qualcosa di miracoloso. Non avrei mai immaginato che potessimo avere tanta pazienza e tanta tenacia”. E infatti, sotto la guida di don Luigi, Mario Cal non ha mai mollato e ha seguito passo dopo passo questa “pratica” così infinitamente lunga e complicata. Mi auguro che chi verrà, possa essere all’altezza di Mario Cal».
Già, chi verrà. E cioè il Vaticano.
Uscito di scena don Verzè, ora a salvare il San Raffaele deve pensarci la Santa Sede. Che, nei suoi programmi, deve ovviamente inserire anche l’apertura dell’ospedale di Olbia. Appena eletto il nuovo cda, l’istituto scientifico di Milano ha fatto sapere «che il San Raffaele di Olbia proseguirà per la sua strada perché le operazioni di risanamento economico non andranno a toccarlo. E ribadiamo ancora che l’attività clinica e di ricerca non è mai stata messa in dubbio».
Ma sia la Regione che il Comune di Olbia hanno già chiesto di incontrare i nuovi vertici del San Raffaele. E non perché debbano cambiare patti o accordi, ma per avere la certezza che tutto ciò che è stato stabilito verrà rispettato. A partire dall’apertura dell’ospedale e alle specialità che dovrà ospitare. Con l’obbligo di non creare doppioni garantendo un’offerta alternativa al pubblico.
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