PORTOSCUSO. I metalli pesanti,
nel suolo e nelle acque
sotterranee di Portoscuso,
Gonnesa, San Giovanni Suergiu
ci sono, ma sono dovuti a
valori di fondo alle matrici
ambientali dell’area del Sulcis
ed in particolare del centro
industriale.
E’ questa
la conclusione
a cui è
giunta la ricerca
effettata
dall’Arpas
nelle zone
dell’area ad
alto rischio di crisi ambientale
e alla fine il lavoro dei tecnici
sconfessa quanto per
decenni, dall’avvio del polo
industriale di Portovesme è
stato confermato da altri ricercatori,
da studiosi di fama
internazionale e fatte proprie
persino dal ministero
dell’Ambiente.
Il lavoro di ricerca è stato
ultimato dall’Arpas nel gennaio
del 2009 ma solo negli ultimi
giorni è stato messo in
rete nel sito della Regione-
ambiente. Stagno, ferro,
alluminio, piombo, cadmio,
arsenico, berillio sono presenti
abbondantemente nell’acqua
e nel terreno ma come
avvenuto, in passato per
le miniera dell’Iglesiente, il
mercurio che finiva nelle carni
dei pesci e quindi nel ciclo
alimentare, era quello naturale
ovvero dovuto a ai valori
di fondo, ovvero al fatto
che il suolo del Sulcis Iglesiente
sia una vasta cava di
mirali a cielo aperto.
Le conclusioni dell’Arpas,
però, sono già oggetto di polemiche
e di esposti al presidente
della giunta regionale,
ai carabinieri del Noe, al consiglio
regionale, alla procura
della repubblica di Cagliari e
all’assessore regionale all’ambiente,
da parte del consigliere
comunale di Portoscuso
Angelo Cremone che
non sembra disposto accettare
le conclusioni a cui è arrivata
l’agenzia regionale perla
difesa dell’ambiente soprattutto
per la base di partenza.
«Siamo all’assurdo —
sottolinea Cremone —. Il ministero
all’ambiente blocca
qualsiasi nuovo insediamento
o ampliamento industriale
per l’inquinamento accertato
della falda e invece in quella
relazione si conclude che è
tutto naturale».
Un’indagine a tappeto da
Gonnesa a San Giovanni
Suergiu passando per Portoscuso
e Paringianu dove i valori
delle concentrazioni di
metalli pesanti superano, in
modo esagerato i limiti di legge,
vengono liquidati come
naturali. Cadmio, piombo, arsenico,
ferro, zinco ed alluminio
si potrebbero coltivare a
piene mani senza altri trattamento
metallurgici. «Ci stanno
dicendo — insiste ironicamente
Angelo Cremone —,
che abbiamo alluminio nel
terreno pari a 40mila mg/kg
e quindi in una tonnellata di
terra sulcitana si possono
estrarre 40 chili di alluminio.
Non c’è quindi più bisogno
di importare bauxite
dall’Australia perché abbiamo
il metallo quasi allo stato
nascente. Questo studio ci
vuol far credere che le fabbriche
non hanno causato danni
e non sono responsabili
dell’inquinamento della zona
». (e.a.)
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