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LA NUOVA SARDEGNA - Sanità e affari sociali : La gestione della Sanità a Sassari, le responsabilità dell’ex assessore Dirindin
24.03.2009
Nella recente intervista alla «Nuova Sardegna» accuse generiche e infondate verso l’Università di Sassari
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di Alessandro Maida * Il lupo perde il pelo ma non il vizio, recita un vecchio adagio. Questa volta il lupo è l’ex assessore regionale della Sanità Nerina Dirindin; il vizio è quello di ritenere di poter dire quello che crede a proposito della Sardegna, dei sardi, delle istituzioni di questa Regione, di chi nelle suddette istituzioni opera. E’ un vizio talmente radicato che sopravvive anche adesso che Nerina Dirindin non è più sul soglio dal quale promulgava editti per la sanità sarda. Mi riferisco alle affermazioni, che giudico persino offensive, presenti nell’intervista rilasciata a questo giornale, sotto il significativo titolo «Sanità, c’è il rischio che l’isola ridiventi una regione canaglia». Ce n’è per tutti nel contesto sassarese: «Territorio difficile», «latente decadenza di cui tutti si sentono vittime e invece sono partecipi». Inoltre: «perdita di prestigio dilagante», «tendenza all’individualismo più marcata che in altri territori», «una università poco capace di alzare il tono della professione». In questo fosco quadro, lascio la possibilità di replicare, ciascuno per la propria parte, agli altri attori istituzionali del territorio. Pertanto, mi limiterò a rispondere al punto in cui lei cerca di addossare all’Università le responsabilità nella ristrutturazione del palazzo materno-infantile, nonché a fare qualche ulteriore considerazione. L’Università di Sassari era riuscita ad ottenere per la facoltà di Medicina un finanziamento dal ministero della Sanità di circa cinque milioni di euro finalizzato ad una parziale ristrutturazione della stessa; attingendo anche ad altri finanziamenti ministeriali l’Università di Sassari aveva racimolato ulteriori sette milioni di euro da finalizzare, in parte, per ristrutturare gli istituti di Neurologia e di Scienze radiologiche e la restante quota per vari lavori nel palazzo della Medicina interna, nel Clemente, in Pneumologia, etc.. Dell’insieme dei lavori l’Università provvide a far redigere i progetti, avviò le relative gare per l’affidamento ad imprese edili. Alcuni interventi sono già stati completati. Per il primo lotto dei lavori nel materno-infantile venne stipulato in data 13 luglio 2007 il contratto di appalto con l’impresa aggiudicataria (A.T.I. Zaccaria impianti-Elettroclima) ed altrettanto avvenne per l’intervento in Neurologia e in Radiologia. Su quest’ultimo è nata una controversia giudiziaria con l’impresa, mentre per i lavori del materno-infantile, l’assessore Dirindin si oppose all’apertura del cantiere, ritenendo che fosse preferibile impiegare l’intero finanziamento di cinque milioni di euro (che si offrì di far liberare dal ministero della Salute) per lavori nelle strutture a valle di viale San Pietro. E ciò malgrado l’Università sostenesse che non si poteva lasciare l’opera in quelle precarie condizioni, correndo anche il rischio reale di perdere il finanziamento a causa della variazione della destinazione d’uso, nonché di dovere comunque risarcire l’ATI affidataria dei lavori. Il suddetto atteggiamento di rifiuto da parte dell’assessore, ha portato a scadenza la concessione edificatoria, rendendone adesso indispensabile il rinnovo da parte dell’azienda Opera Universitaria subentrata all’ateneo nella responsabilità degli immobili universitari, sedi di attività assistenziali. La responsabilità della verità dovrebbe essere il primo compito del politico. Purtroppo questa non è stata la prassi dell’ex assessore, non aiutata da un carattere spigoloso e da una scarsa capacità di mediazione. Mi limiterò a citare alcuni punti di frizione. Se si eccettua la promessa in sede di campagna elettorale, c’è da dire che in quasi cinque anni non un euro è stato destinato all’edilizia sanitaria universitaria. Il secondo punto riguarda la mancata concessione (eccettuato un nuovo acceleratore lineare) di attrezzature diagnostiche e/o terapeutiche di un certo valore, capaci di elevare la qualità dei servizi offerti nell’interesse della salute dei cittadini, che, a parole, l’assessore continuava ispiratamente ad affermare essere l’unico scopo della sua attività politica. Faceva forse riferimento a questa realtà, almeno sassarese, l’intervistatrice, ricordandole che la principale accusa rivoltale era quella di «ragionierismo sanitario: prima i conti, poi la salute delle persone». Un altro punto cruciale è quello della rigida chiusura ad ogni richiesta - da parte dei due atenei sardi - di un sostegno finanziario nella formazione delle professioni sanitarie. Qui siamo al limite dell’assurdo, perché l’assessore ci ha fornito un risibile finanziamento prelevato dal fondo unico, già destinato alle Università. Per non parlare del ridimensionamento delle borse di studio per specializzandi dell’area medica e lo sprezzante atteggiamento riservato alla facoltà di Veterinaria di fronte alla richiesta di supportare le due scuole di specializzazione in ambito di Sanità animale: la superficialità di tale presa si posizione si giudica da sola, se si considera che l’economia di questa regione si basa, per buona parte, sul patrimonio zootecnico. Operare fattivamente, nel settore cruciale della Sanità, in una regione come la Sardegna, era una sfida e un’occasione preziosa per qualsiasi politico. Posso dire che l’assessore Dirindin le ha perdute entrambe? * Rettore della Università di Sassari

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