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LA NUOVA SARDEGNA - Economia: Sardegna povera, Inps in rosso
14.12.2007
Nel 2006 erogati 3 miliardi e mezzo e incassati solo 1500 milioni
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di Paoletta Farina SASSARI.Sardegna in affanno, Inps in rosso. L’Istituto di previdenza fotografa l’isola e ne esce una realtà estremamente povera, con conti che ovviamente non tornano. Basta un dato per leggere il fenomeno ed è quello delle entrate e delle uscite dell’Inps. Lo fornisce il direttore regionale Salvatore Putzolu: «Nel 2006 abbiamo erogato somme pari a tre miliardi e 550 milioni di euro e ne abbiamo incassato per un miliardo e 600 milioni. Lo sbilanciamento è del 56 per cento». Sardegna di pensionati ma anche di disoccupati, sempre a sentire le cifre citate da Putzolu, e in questo caso sono fresche dell’anno. «C’è stato un aumento delle ore di cassintegrazione del 25 per cento rispetto al 2006». L’allarme, quindi è aperto su molti fronti. La causa è facilmente intuibile: «L’incremento degli ammortizzatori sociali deriva dalla progressiva desertificazione industriale nella nostra isola — prosegue il direttore regionale dell’Istituto di previdenza —. Perciò si deve riflettere sulla necessità di dare una svolta e una speranza a un’economia così impoverita ». Dati da bollettino di guerra in una giornata in cui l’Istituto pensionistico aveva motivo di essere soddisfatto per il via libera, dopo un lavoro durato due anni, al primo «Bilancio sociale». Un documento di cui si stanno dotando tutte le sedi regionali Inps e che nasce, ha detto il presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza Franco Lotito, per «comunicare con chiarezza i risultati conseguiti nella gestione e concertare e progettare insieme con tutti i soggetti interessati — e cioè associazioni, organizzazioni, categorie economiche, sindacati e quindi i cittadini — le politiche e le strategie dell’ente». Uno strumento, perciò, su cui lavorare per rispondere alle richieste del territorio con un servizio più tempestivo ed efficiente. Un territorio nel quale ci si deve preparare ad alcuni mutamenti. Li ha ricordati Luigi Piras, presidente del Comitato regionale Inps: «Secondo le previsioni demografiche dell’Istat assisteremo ad un aumento dei livelli di sopravvivenza: nel 2050 per gli uomini sarà di 83,6 anni mentre era di 77,4 anni nel 2005, per le donne a 88,8 anni contro gli 83,3 anni del 2005; e poi aumenteranno le nascite e i flussi migratori». Per l’Inps l’aumento dell’età di sopravvivenza sicuramente rappresenta un incubo: porterà nuovi carichi in quel settore pensionistico che già si trova in affanno e nel quale l’altro dato che balza agli occhi è quello relativo alle pensioni di invalidità civile: sono il 42%, contro il 21% di quelle di vecchiaia, il 16% di anzianità, il 9% di reversibilità, l’8% di inabilità e invalidità e il 4% che riguarda gli italiani che hanno lavorato all’estero. Delle 19.809 domande di invalidità civile arrivate lo scorso anno agli sportelli, 6903 (il 35%) riguardano Sassari, seguita da Iglesias (5641 domande pari al 28%), Oristano (2700, 14%), Nuoro (2532, 13%) e Cagliari (2033, 10%). E a queste vanno ad aggiungersi quelle di invalidità e inabilità. In tutto 4005, con Sassari (1258) che rappresenta il 31% del totale conquistando ancora una volta il primo posto. Poi ci sono Nuoro (1127 domande), Cagliari (1025) Oristano (332) e Iglesias (263). Sempre nel 2006 sono state 10114 le domande per vecchiaia con in testa Nuoro (3704), seguita da Sassari (2330) e Cagliari (2322), Oristano (1132) e Iglesias (676). Le richieste di pensione per anzianità, invece, sono state complessivamente, sempre lo scorso anno, 7532, ed è Cagliari in vetta alla classifica con 2309 domande, più distanziate Sassari (1944), Iglesias (1433), Nuoro (1208) e Oristano (638). Sardi e pensionati, ma non è uno slogan.

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