di Paoletta Farina
SASSARI.Sardegna in affanno,
Inps in rosso. L’Istituto
di previdenza fotografa l’isola
e ne esce una realtà estremamente
povera, con conti
che ovviamente non tornano.
Basta un dato per leggere il fenomeno
ed è quello delle entrate
e delle uscite dell’Inps.
Lo fornisce il direttore regionale
Salvatore Putzolu: «Nel
2006 abbiamo erogato somme
pari a tre miliardi e 550 milioni
di euro e ne abbiamo incassato
per un miliardo e 600 milioni.
Lo sbilanciamento è del
56 per cento».
Sardegna di pensionati ma
anche di disoccupati, sempre
a sentire le cifre citate da Putzolu,
e in questo caso sono
fresche dell’anno. «C’è stato
un aumento delle ore di cassintegrazione
del 25 per cento
rispetto al 2006». L’allarme,
quindi è aperto su molti fronti.
La causa è facilmente intuibile:
«L’incremento degli ammortizzatori
sociali deriva
dalla progressiva desertificazione
industriale nella nostra
isola — prosegue il direttore
regionale dell’Istituto di previdenza
—. Perciò si deve riflettere
sulla necessità di dare
una svolta e una speranza
a un’economia così impoverita
».
Dati da bollettino di guerra
in una giornata in cui l’Istituto
pensionistico aveva motivo
di essere soddisfatto per il
via libera, dopo un lavoro durato
due anni, al primo «Bilancio
sociale». Un documento
di cui si stanno dotando tutte
le sedi regionali Inps e che
nasce, ha detto il presidente
del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza
Franco Lotito, per «comunicare
con chiarezza i risultati
conseguiti nella gestione
e concertare e progettare
insieme con tutti i soggetti interessati
— e cioè associazioni,
organizzazioni, categorie
economiche, sindacati e quindi
i cittadini — le politiche e
le strategie dell’ente».
Uno strumento, perciò, su
cui lavorare per rispondere
alle richieste del territorio
con un servizio più tempestivo
ed efficiente. Un territorio
nel quale ci si deve preparare
ad alcuni mutamenti. Li ha ricordati
Luigi Piras, presidente
del Comitato regionale Inps:
«Secondo le previsioni demografiche
dell’Istat assisteremo
ad un aumento dei livelli
di sopravvivenza: nel 2050
per gli uomini sarà di 83,6 anni
mentre era di 77,4 anni nel
2005, per le donne a 88,8 anni
contro gli 83,3 anni del 2005; e
poi aumenteranno le nascite
e i flussi migratori».
Per l’Inps l’aumento dell’età
di sopravvivenza sicuramente
rappresenta un incubo:
porterà nuovi carichi in
quel settore pensionistico che
già si trova in affanno e nel
quale l’altro dato che balza
agli occhi è quello relativo alle
pensioni di invalidità civile:
sono il 42%, contro il 21%
di quelle di vecchiaia, il 16%
di anzianità, il 9% di reversibilità,
l’8% di inabilità e invalidità
e il 4% che riguarda gli
italiani che hanno lavorato all’estero.
Delle 19.809 domande
di invalidità civile arrivate
lo scorso anno agli sportelli,
6903 (il 35%) riguardano
Sassari, seguita da Iglesias
(5641 domande pari al 28%),
Oristano (2700, 14%), Nuoro
(2532, 13%) e Cagliari (2033,
10%). E a queste vanno ad aggiungersi
quelle di invalidità
e inabilità. In tutto 4005, con
Sassari (1258) che rappresenta
il 31% del totale conquistando
ancora una volta il primo
posto. Poi ci sono Nuoro
(1127 domande), Cagliari
(1025) Oristano (332) e Iglesias
(263). Sempre nel 2006
sono state 10114 le domande
per vecchiaia con in testa
Nuoro (3704), seguita da Sassari
(2330) e Cagliari (2322),
Oristano (1132) e Iglesias
(676). Le richieste di pensione
per anzianità, invece, sono
state complessivamente, sempre
lo scorso anno, 7532, ed è
Cagliari in vetta alla classifica
con 2309 domande, più distanziate
Sassari (1944), Iglesias
(1433), Nuoro (1208) e Oristano
(638). Sardi e pensionati,
ma non è uno slogan.
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