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La Sardegna modello di sviluppo sostenibile nel Mediterraneo
Durante la prima giornata, ad Alghero, del seminario internazionale sulla gestione integrata delle aree costiere del Mediterraneo è stata sottolineata l'urgenza, per tutti i Paesi europei, dell'applicazione concreta del Protocollo a tutela delle coste. L'assessore Morittu: "Da questo incontro venga fuori una politica comune di rigore".
Golfo di Orosei

ALGHERO, 19 MAGGIO 2008 - È iniziata oggi, all'hotel El Faro di Alghero, la prima giornata di lavori del convegno internazionale sulla gestione integrata della tutela delle coste. L'iniziativa, organizzata dalla Conservatoria delle coste della Regione Sardegna, terminerà domani sera con l'intervento del Presidente della Regione, Renato Soru (uno dei cinque Ambasciatori delle coste del Mediterraneo) e la firma della "Sardinia Declaration", la dichiarazione dei Paesi del Mediterraneo uniti nel comune impegno per la tutela dei litorali. Sempre domani, alle 18, è in programma una conferenza stampa alla quale parteciperanno tra gli altri alcuni rappresentanti dell'Onu e dell'Unione europea.

Questa mattina, nel suo intervento, l'assessore regionale dell'Ambiente, Cicito Morittu, ha richiamato più volte i presenti affinché si arrivi al più presto all'applicazione concreta del Protocollo internazionale per la gestione integrata delle coste in tutti i Paesi europei. "Confido - ha esortato Morittu - che da questi lavori vengano fuori un'idea forte e una politica comune di rigore. La Sardinia Declaration dev'essere un faro illuminante nella politica di gestione e la tutela costiera. Dobbiamo accelerare i processi decisionali, e la Sardegna lo sta facendo anche con provvedimenti forti: da noi, per esempio, non è più possibile edificare nella fascia dei 300 metri dal mare. Ciò va a scontrarsi inevitabilmente con interessi forti, ma non è più possibile ormai fare diversamente".

Morittu ha sottolineato che "anche in Sardegna, come in gran parte dell'Europa, buona parte della popolazione negli ultimi 50 anni si è riversata nelle zone costiere. In prossimità del mare ci sono grandi insediamenti dell'industria petrolchimica e metallurgica, che spesso sono in contrasto con lo sviluppo turistico. Alla luce di tutto questo la Regione ha dovuto iniziare ad occuparsi seriamente del problema. In Sardegna, data la sua posizione centrale nel Mare Mediterraneo, sono aumentati i traffici marittimi di merci e persone. E, con essi, anche la preoccupazione per gli scenari prossimi futuri: l'innalzamento del livello del mare va fronteggiato oggi, prima che sia troppo tardi, in quanto farà sparire porzioni di territori e insediamenti urbani. La nostra attenzione non è rivolta soltanto alle coste: le aree marine protette e i Sic, siti di interesse comunitario, sono buoni esempi di sviluppo sostenibile. Ora è necessario che le istituzioni internazionali mettano in atto interventi forti in tempi brevi, e che i Governi nazionali li recepiscano. Occorre una volontà politica che si accompagni alla dovuta sensibilità, anche perché i cambiamenti climatici stanno diventando un ulteriore elemento di squilibrio sociale tra i Paesi. Il fenomeno migratorio ne è una riprova".

Di questo aspetto hanno parlato tra gli altri anche Mostafa K. Tolba, già direttore esecutivo dell'Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) e ideatore della Convenzione di Barcellona per la difesa e la protezione dell'ambiente marino, e Hama Arba Diallo, segretario esecutivo della Commissione dell'Onu per la lotta alla desertificazione.